Absolver, le arti marziali fatte a videogame – Recensione

 

Indice 
1. Prefazione
2. Lo stile non è tutto…
3. Maestri e discepoli, un sogno infranto
4. PvP, PvE e modalità di gioco
5. Grafica, sonoro e localizzazione italiana
6. Bug, glitch, crash e desync
7. Conclusioni – modus operandi e info di gioco

1. Prefazione

A distanza di qualche mese dall’uscita ufficiale su PC e PS4 sono tornato a calcare le lande dell’universo di Absolver, per vedere se bilanciamenti, ottimizzazioni e rifiniture abbiano migliorato quello che c’era già di buono e non, oltre che aggiunto qualche contenuto in più.

L’action MMO di Sloclap sembra riportare al primo colpo d’occhio a una diversa interpretazione dei picchiaduro blasonati come Tekken e Street Fighter, ma sotto sotto c’è molto di più, con un mondo aperto da esplorare e la possibilità di personalizzare il proprio stile di combattimento non legato a uno specifico personaggio. Anche se da alcune feature enunciate prima dell’uscita ufficiale mi sarei aspettato qualcosa di molto di più… Continue reading “Absolver, le arti marziali fatte a videogame – Recensione”

Divinity: Original Sin II, la recensione completa al 50 per cento

Ormai Driftwood con le proprie variegate missioni e un’area esplorabile di tutto rispetto è stata abbandonata per salpare verso “l’isola senza nome” in cui il mio party dovrebbero ascendere come le prossime divinità di Divinity: Original Sin II.

La mia recensione su questo GdR old school è quindi giunta a metà o poco più in avanti, e, come nel precedente articolo dedicato a questo argomento, rimango sempre dell’avviso che l’interazione con i membri del party poteva essere senz’altro migliorata: ho proseguito nelle missioni principali e secondarie della località Driftwood conversando pochissimo con gli altri protagonisti, proprio per testare questo aspetto, e i quali potevano essere completamente ignorati anche quando avevano qualcosa da dire (segnalata da un punto esclamativo) al mio personaggio nonché leader della comitiva.

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Avrei magari preferito un sistema con degli accampamenti alla Dragon Age in cui poter conversare tranquillamente con i restanti membri del party e sfruttare appieno il sistema di reputazione, il quale fino ad ora ha avuto un ruolo marginale nella mia avventura.

Per quanto riguarda la trama di gioco si è profilata abbastanza avvincente fino ad ora, ma non mi ha ancora completamente catturato come aveva fatto il primo Divinity: Original Sin.
In altre parole la storia di questo secondo capitolo potrebbe essere a mio parere già scontata, così come la conclusione, ma non voglio avere pregiudizi fino al completamento della stessa.

Ho notato invece con piacere che anche con un party abbastanza solido e rodato composto da Sebille, Fane, the Red Prince e il mio non morto guerriero, le sfide degli scontri di Divinity: Original Sin II sono sempre emozionanti e abbastanza bilanciate, grazie all’IA 2.0 creata da Larian Studios e la più unica che rara possibilità di sfruttare l’ambiente di gioco, così come gli elementi della natura: fuoco, aria, terra, acqua e i vari stati solidi, liquidi o gassosi di queste ultime per creare nuvole elettrificate o superfici infuocate che danneggiano amici e nemici.

Ora come ora darei un 7,5/10 a Divinity: Original Sin II, ma il finale di gioco deve ancora arrivare per prendere una decisione definitiva.

 

Divinity: Original Sin II, la recensione completa al 25 per cento

In questo periodo ho giocato esclusivamente alla più recente creazione di Larian Studios con l’intenzione di recensirla e finora con 15 – 20 ore di gioco alle spalle mi sembra di aver grattato solo la superficie di quello che offre questo GdR old school, in cui mi è parso più volte di “vivere” e poter interagire con un libro fantasy o di fiabe nella quale la componente di ruolo, decisionale (e non meramente statistica), è sempre presente e mai labile.

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Sono arrivato con il mio party composto da due non morti (uno dei quali rappresentato dal mio personaggio e l’altro da Fane) nella città di Driftwood e mi sono reso conto che sarebbe stato opportuno fin da ora creare una seconda partita per avviare un’avventura parallela con gli altri personaggi con le proprie “storie dell’Origine” che ho escluso nella prima run, il tutto in modo da vedere dove le decisioni contrapposte avrebbero portato il mio party e già nel piccolo ho trovato personaggi secondari in luoghi come la prigione sotterranea dell’Ordine Divino a Fort Joy, che non avevo incontrato con i due “tutt’ossa”.

Insomma ancora troppo presto per dare giudizi, ma l’avventura (seppur completamente in inglese) mi sta tenendo incollato allo schermo, con rarissimi momenti di noia e diversi di risate grazie al tipico umorismo targato Larian Studios (guarda lo screenshot poco sotto XD).

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Divinity: Original Sin II, la nostra recensione ha inizio

Visto che di recente la traduzione amatoriale in italiano di Divinity: Original Sin II ha preso un po’ più corpo della semplice speranza di averla a data da destinarsi da Larian Studios, grazie all’impegno del traduttore Alessio “nightmorphis” Varini, ho deciso di partire con la recensioni di questo colossale GdR old school.

Il primo capitolo, giocato con la Enhanced Edition, mi ha colpito per lo spessore di personaggi e protagonisti unito a una grafica di tutto rispetto, la quale sfatava il mito che un gioco di ruolo come si deve avrebbe dovuto essere realizzato con il vecchio Infinite engine dei tempi di Baldur’s Gate, Icewind Dale e in maniera leggermente rinnovata con Pillars of Eternity e Wasteland 2.

Vedremmo cosa il Rivellon ha in serbo a mille anni di distanza dai leggendari Cacciatori della Sorgente che salvarono il mondo.

A colpo d’occhio, degno successore o no?

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