Sea of Thieves beta chiusa: arggg che gioco, ma non troppo di spessore – Provato

Questa decina di giorni ormai passati è stata caratterizzata da una forte presenza di versioni beta tra i più disparati generi videoludici che potevano essere provate, e di cui il Videogame Post ha scritto degli articoli con le prime impressioni di gioco partendo da Monster Hunter: World e Metal Gear Survive, per arrivare ora all’affascinante ma secondo me priva di spessore closed beta di Sea of Thieves. Continue reading “Sea of Thieves beta chiusa: arggg che gioco, ma non troppo di spessore – Provato”

Monster Hunter: World, senza la “formula a match” sarebbe stato ancora più godibile? – Provato

Avendo partecipato a tutte le sezioni beta di Monster Hunter: World su PS4 e avendo visto in questi giorni vari streaming della versione “day one”, nonché giocato a tanti videogiochi open world come i The Elder Scrolls da Morrowind, passando per i The Witcher fino a un qualcosa di meno GdR ma ugualmente caratterizzato da macro aree come gli i più recenti Assassin’s Creed, mi sono chiesto se Capcom avesse fatto meglio a creare una struttura di gioco molto più aperta di quella presentata e apprezzata dalla critica; Monster Hunter: World con un immenso mondo aperto sarebbe stato ancora più godibile? Analizziamo i fatti. Continue reading “Monster Hunter: World, senza la “formula a match” sarebbe stato ancora più godibile? – Provato”

Metal Gear Survive: molto survive, ma solamente Metal Gear di nome – Provato

Si è appena conclusa la recente cinque giorni dedicati alla beta aperta di Metal Gear Survive su PS4 e con essa sono arrivate anche le mie prime impressioni su questo action/stealth con nuove profonde meccaniche legate al crafting, le quali tentano malamente di tenere a galla il nome di una serie tanto prestigiosa quanto quella di Metal Gear Solid. Continue reading “Metal Gear Survive: molto survive, ma solamente Metal Gear di nome – Provato”

ArmA 3: Law of War, la sensibilizzazione sulle vittime di guerra – Provato

A differenza degli altri DLC di ArmA 3, Law of War mi ha profondamente colpito per le proprie tematiche che mirano a sensibilizzare i giocatori sugli orrori e le vittime della guerra causate della mine inesplose sparse per il mondo, e per il quale Bohemia Interactive ha collaborato con il Comitato internazionale della Croce rossa (ICRC) per basarsi su dati coerenti e devolvere a tale associazione la metà del ricavato dalla vendita di questo contenuto aggiuntivo; Continue reading “ArmA 3: Law of War, la sensibilizzazione sulle vittime di guerra – Provato”

For Honor, provato nel recente “free weekend”

L’avventura di For Honor l’ho potuto seguire da vicino grazie alla fortunata presenza e partecipazione alla prima closed alpha e in seguito all’open beta, riuscendo in entrambi i casi a godere di un bel gameplay e di un sistema di combattimento abbastanza innovativo, il che al tempo mi aveva fatto nutrire diverse speranze per un videogame che avrebbe potuto dire la propria e ritagliarsi un posto tra gli action MMO. Così non è stato.

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Tom Clancy’s The Division, provato il PTS dell’aggiornamento 1.8

Il mio rapporto con Tom Clancy’s The Division è stato sempre una sorta di tira e molla, con periodi di pausa e altri di gioco; la mia recente prova del PST (Public Test Server) dell’aggiornamento 1.8 è stato uno di questi ultimi.

La patch 1.8 di questo shooter MMO con elementi GdR di Massive Entertainment e Ubisoft aggiungerà principalmente per tutti gli agenti della Divisione due nuove aree di gioco nella parte nord occidentale dell’attuala mappa: “West Side Piers nord e sud”, con l’iconica porta aerei Intrepid, insieme a non molto altro di altrettanto inedito con la solita onnipresente immondizia e il classico degrado da evento post apocalittico, a quanto ho potuto vedere.

Ma andiamo per ordine. In queste inedite aree della New York City di Tom Clancy’s The Division si potranno incontrare Rikers, rivoltosi, Purificatori e l’Ultimo Battaglione questa volta collaborare tra di loro contro la Divisione e la JTF nell’area circoscritta dei due quartieri, in un miscuglio di nemici che in alcune situazioni mi hanno reso la vita difficile: mai provati gli incendiari con accetta e i cecchini dell’Ultimo Battaglione? Una meraviglia.

All’interno di questo caos il giocatore avrà la possibilità di combattere contro ondate generate proceduralmente nella libera esplorazione, compiere incarichi ad alto rischio e a tempo (le così dette “missioni collaterali” ed “incarichi”), oltre che affrontare le sfide della modalità Resistenza e Schermaglia, queste ultime due solo all’interno di tre così dette “arene”, tra cui la porta aerei Intrepid.

Il comando della Divisione vi invierà nell’area sopracitata proprio per scoprire cosa ha unito le fazioni, tuttavia nella mia prova del PTS non ho potuto partecipare a una missione legata alla storia (se dovesse esserci realmente, non mi è dato saperlo), che ne chiarisse la causa. Piuttosto ho preso parte a una semplice missione secondaria che mi ha introdotto brevemente all’interno della nuova Hub di Camp Clinton, in cui troverete anche l’inedito “tavolo di ottimizzazione” che vi permetterà di potenziare statistiche e livello di armi ed equipaggiamenti superando il fatidico lv 256 (come vedrete nel video sottostante), e venire a conoscenza dell’alleanza nemica.

Tutto questo mi pare l’ennesimo tentativo di Massive Entertainment di dare ai giocatori una mera scusa per lanciarli nelle nuove modalità di gioco, invece di costruire una buona volta qualcosa che possa avvicinarsi al termine storia o trama, dietro la quale potrebbe magari celarsi un nuovo iconico boss: il vero nemico, non la comparsata dell’agente traditore intoccabile, che secondo me ha fatto solo scena.
Perché dovrei giocare a Tom Clancy’s The Division piuttosto che a Destiny 2, Overwatch o il nuovo Call of Duty? Sarebbe una bella domanda da porre ai dev.

Fatta questa considerazione personale posso dire di non aver purtroppo trovato nulla di eccezionale nella nuova modalità di gioco Resistenza che catapulterà gli agenti della Divisione all’interno di una nuova attività PvE ad onda infinite, in cui sarà possibile attivare dei potenziamenti SHADE, ricevere malus e stati alterati, incontrare boss come Larae Barret, un po’ come si è visto nel DLC Fino alla Fine e ancora prima in quello Underground, e nella quale varrà sempre la formula: più ondate superate, migliore sarà il loot che riceverete; ancora loot insensato, ancora miriadi di oggetti inutili che penso mi faranno abbandonare questo shooter mal gestito dopo un po’ di ore di gioco.

Tom Clancy's The Division™ PTS2017-10-25-20-17-46

Non ho potuto invece provare la modalità Schermaglia in quanto non c’era un qualcosa che la indicasse all’interno della build del PTS che ho testato: magari era stata tolta momentaneamente, oppure è proprio sfuggita al mio interesse, anche perché di giocatori per fare gruppo ne ho trovati pochi. Tale modalità, secondo quanto dichiarato da Massive Entertainment, sarà quasi identica a Fino alla Fine (di cui non sono andato mai pazzo in quanto vince sempre lo scontro l’agente con il caricatore più ampio), tuttavia non vi sarà la presenza di nemici guidati dall’IA e le squadre in lotta saranno due da quattro giocatori.

Vi è poi da specificare che ho notato l’incremento al lv 256+ della 5° fascia del mondo, casse di munizioni sparse un po’ dovunque in West Side Pier, e diverse nuove armi esotiche interessanti come “Big Alejandro”: una mitragliatrice da 1’000 colpi per minuto (CPM).

il videogame post - barra mehhhhh

In conclusione penso che gli aggiornamenti della patch 1.8 di Tom Clancy’s The Division potranno regalare qualche piacevole ora di gioco in compagnia degli amici a coloro che non hanno ancora un season pass o non hanno acquistato i DLC di questo shooter MMO, in quanto i contenuti mostrati non sono nulla di eccezionale di quanto già visto in Tom Clancy’s The Division.

 

Star Wars Battlefront II, provata la open beta

Memore di decine di ore di gioco (non sempre piacevoli) passate battagliando nell’universo Star Wars con il primo Star Wars: Battlefront non ho potuto resistere alla tentazione di giocare alla recente open beta del diretto sequel, il quale migliora sotto certi aspetti del gameplay ma potrebbe scontentare i puristi ed estimatori della serie fantascientifica targata George Lucas con il miscuglio di eroi delle tre trilogie, anche se conclusioni e verdetti definitivi non possono esserci da parte mia in quanto la beta mostrava appena una porzione di gioco, escludendo completamente alcune modalità multiplayer e la promessa campagna a giocatore singolo che si svolgerà subito dopo la distruzione della seconda Morte Nera.

Nonostante i contenuti limitati l’open beta di Star Wars: Battlefront II si è presentata subito con un’ancora più impeccabile rappresentazione dell’universo fantascientifico targato George Lucas attraverso iconici suoni, personaggi e ambientazioni che hanno caratterizzato la saga, a partire dal quanto mai inconfondibile “roger roger” dei droni separatisti, i quali nella demo hanno preso parte alla battaglia della capitale di Naboo, Theed, per la conquista del palazzo della regina; gli occhi sono quindi stati ripagati pienamente anche con una non certo top gamma GeForce GTX 970 di Nvidia, con settaggi alti, impercettibili cali di frame, un paio di errori grafici (tra cui la scomparsa della pavimentazione e fonti di luce mancanti) che mi hanno lasciato pensare che la build dell’open beta di Star Wars: Battlefront II fosse già stata ottimizzata a dovere.

I procedenti videogame di DICE ed Electronic Arts hanno poi fatto scuola per Star Wars Battlefront II, specialmente per quanto riguarda Battlefield 1, da cui prende animazioni, grafica, una piccola porzione della distruttibilità di gioco, nonché alcune tipi di modalità e classi, nonché la progressione di queste ultime: mi è sembrato in alcuni casi di giocare a un Battlefield 1 sci-fi, soprattutto impersonando la classe speciale del “first order flametrooper” (visibile poco sotto) che ricalca a mio parere quella del lanciafiamme nello sparatutto ambientato nella Prima Guerra Mondiale; per quanto riguarda le modalità di gioco, tre in totale presenti nella beta aperta di Star Wars: Battlefront II, “l’assalto galattico” non mi è sembrato altro che una imitazione della modalità Rush di Battlefield 1.

Star Wars Battlefront II (2075) Screenshot 2017Star Wars Battlefront II (2167) Screenshot 2017

Detto questo alcune differenze tra i due videogame vi sono, ovvero per quanto riguarda le Star Card già presenti, osteggiate e discusse (per validi motivi) dai fan nel primo Star Wars: Battlefront e acquistabili nella beta aperta spendendo crediti in game o, secondo le voci che circolano, in futuro anche attraverso soldi reali.

L’ombra del “pay 2 win” e più velatamente del cheating sono state presentati nella beta, dove giocatori con Star Card potenti equipaggiate falciavano quelli privi, utilizzando abilità e armi rilevanti in termini di gameplay, come stimolatori per curare il proprio personaggio, mortai portatili, o gadget che permettevano di surriscaldare all’istante i blaster nemici in una determinata area.
Raggiungendo di conseguenza numeri da capogiro negli inediti “punti battaglia” che ora permettono, dopo un certo tot di punti accumulati (5’000 per gli eroi), di vestire i panni di forze speciale quali i Wookie ed eroi come Darth Moul, oltre che veicoli terrestri e aerei, e, come potete immaginare, tali soggetti spadroneggiavano quasi come semi dei nel campo di battaglia lasciando l’amaro in bocca a coloro che nonostante si fossero impegnati in game non poteva ricoprire i tanto sudati ruoli speciale appena citati.

D’altra parte un team avversario caratterizzato da diverse figure del genere aveva il più delle volte un vantaggio schiacciante sugli avversari: riuscendo ad accumulare già nelle prime fasi “dell’assalto galattico” i punti necessari per un eroe e di conseguenza asfaltando la fazione opposta, che non poteva controbattere con un adeguato accumulo di punti battaglia attraverso l’esecuzione di azioni contro o per l’obbiettivo della modalità di gioco e tramite uccisioni o assist delle stesse.

In altri termini le abilità del giocatore, quali riflessi e prontezza, alle volte non servono a nulla, andando a evidenziare seri problemi di bilanciamento tra le Star Card in sé e chi ne è privo e un senso di frustrazione generale; una riprova di ciò l’ho avuto giocando, poco prima della conclusione della beta aperta di Star Wars: Battlefront II, un intero match con tutti i giocatori senza alcune Star Card (per via di un reset dei server e successiva patch) che ho trovato completamente bilanciato e con un gameplay appagante per tutti.

Star Wars Battlefront II (2114) Screenshot 2017Star Wars Battlefront II (2148) Screenshot 2017

Per quanto riguarda le possibili aggiunte al gameplay sono sempre fisso sul fatto che bisognerebbe introdurre la stamina che blocchi gli infiniti scatti, rotolamenti e salti, che a mio parere rovinano l’esperienza di gioco complessiva con giocatori che corrono a perdifiato qua e là rilegando il senso tattico al mero “click più veloce”; una chat vocale avrebbe altrettanto aiutato i giocatori a coordinarsi tra loro nella conquista o difesa degli obbiettivi, piuttosto che la consueta chat testuale o emote (non presenti nella beta) che alla fine non servono a nulla.

Sarebbe stato bello anche vedere delle particolari Star Card per ogni singola fazione che evidenzino, secondo la lore e quanto visto nei lungometraggi di Star Wars, le caratteristiche delle fazioni in guerra, con droni più tattici ma lenti nelle esecuzioni e cloni dinamici ma più vulnerabili alla “fisicità” della controparte meccanica. Anche se c’è da dire che la personalizzazione di gioco è largamente aumentata in Star Wars: Battlefront II con la possibilità di scegliere pose di vittoria, molteplici emote e Star Card dal soldato semplice, passando per i mezzi, fino all’eroe di turno.

barra 2- mehhh

In conclusione vi consiglio di non acquistare Star Wars: Battlefront II al day one, ma bensì di aspettare un po’ per dare il tempo agli sviluppatori di effettuare eventuali bilanciamenti e cambiamenti, nonostante l’atmosfera della saga si respiri a pieni polmoni a ogni singolo centimetro di gioco; penso però che ai più accaniti fan della saga faccia storcere il naso il fatto di vedere Darth Moul combattere contro Rey, per esempio durante l’assalto dei droni di Naboo come accade nella beta in questione.

Oltretutto fin ad ora non è stato mostrato granché della campagna single player riguardante la Squadra Inferno, con i propri inediti eventi che dovrebbero essere vissuti dal lato oscuro della Forza.
La politica dei DLC gratuiti e non più a pagamento come nel primo Star Wars: Battlefront lascia tuttavia ben sperare per un arrivo costante di nuovi contenuti per tutti e il conseguente popolamento dei server, così come l’introduzione del crafting apra nuovi spiragli di gioco.

Il vostro pensiero a riguardo?

Long Gone Days, demo provata!

Long Gone Days è un particolare Indie RPG finanziato con successo su Indiegogo ad agosto 2016 e che si trova attualmente ancora in fase di sviluppo presso la piccola e indipendente softco cilena Burra.

Nonostante ciò è già da diverso tempo possibile scaricare gratuitamente una demo di gioco tramite Steam, o direttamente attraverso il sito ufficiale (compatibile con Windows, Linus e Mac), in cui è possibile saggiare alcune delle qualità principali di questo gioco di ruolo Indie; ed è quello che ho fatto.

Molto particolare nelle sue tematiche e nell’ambientazione, così come nella storia, la quale è abbastanza di per sé intrigante, in quanto un pugno di soldati si chiede il perché delle proprie sanguinose azioni, senza più obbedire ciecamente ai propri ordini.

Il protagonista Rourke, un cecchino vissuto esclusivamente nel perfezionarsi nel proprio mestiere all’interno dell’associazione militare Core, si trova infatti invischiato in una strana missione in cui scopre che non ha compiuto il proprio dovere, ma ha scatenato piuttosto una catastrofe.

Marchiato e braccato come disertore Rourke dovrà scappare dai proprio commilitoni e per fare ciò dovrà ancora una volta applicare le proprio abilità di cecchino, in questo caso attraverso il combat system.

Il sistema di combattimento a turni è ben congeniato e sa regalare qualcosa di originale, mettendo in grande rilievo il morale dei personaggi, il quale è gestito dalla scelte del giocatore tramite dei dialoghi nel mezzo delle battaglie. Inoltre è possibile colpire differenti parti dei nemici, per disarmarli o ferirli con i relativi malus; il che è una bella trovata.

Il verdetto? La demo di Long Gone Days è senz’altro da provare e a quanto mi riguarda da tenere d’occhio per i possibili sviluppi.

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